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Commenti e Recensioni

La Cupola della Roccia

La Cupola della Roccia - Luigi Pruneti
Da oltre 1300 anni la Cupola della Roccia domina il Monte Moriah. Correva, infatti, l’anno 691, quando Abd el-Malik, signore di Damasco, la fece erigere, sul luogo dove sorgeva una piccola moschea di legno, voluta da Omar per ricordare il miracoloso volo notturno del Profeta. Lo splendido edificio sorge sulle rovine del Tempio, gloria di Salomone, ricostruito, poi, da Erode il Grande. 
La Moschea che fu progettata da architetti bizantini, è un grande ottagono, simbolo del divino, al cui centro s’innalza, una splendida cupola dorata, che brilla come un occhio luminoso nel cuore antico di Gerusalemme. All’interno, mosaici, arabeschi, preziosi stucchi, colonne monolitiche, fanno da corona alla sacra pietra del Moriah, dove “il Signore Dio formò l’uomo con la polvere del suolo” e Abramo condusse Isacco per il sacrificio. La Moschea che si eleva verso i cieli limpidi di Palestina, nel colore del Sole, è come l’albero sapienziale delle Sefirot, ponte fra l’uomo e Dio, fra la materia e lo spirito, fra la paura della mortr e la speranza di una vita eterna. 

Socrate un film di Roberto Rossellini

Socrate un film di Roberto Rossellini - Luigi Pruneti
E’ da pochi giorni in distribuzione il DVD del film Socrate, girato da Roberto Rossellini nel 1970. Quest’opera del grande regista italiano è stata restaurata e masterizzata da Cinecittà Luce che fra i contenuti speciali ha inserito anche un’intervista al sottoscritto, da sempre ammiratore del grande filosofo greco e, soprattutto, di ciò che rappresenta.
 
DUE PAROLE SU SOCRATE
 
Se, da un lato, la figura di Socrate campeggia nel firmamento filosofico come un archetipo della stessa filosofia, dall’altro ha avuto anche contrastanti interpretazioni.
Guardando ad alcune delle più significative interpretazioni della figura del grande saggio ateniese nella dimensione tipicamente filosofica e non meramente storica, possiamo rilevare che per Piero Martinetti, sul finire degli anni trenta, ne faceva un genio della vita morale che aveva profondamente innovato rispetto al formalismo giuridico dei sofisti. 
Con Socrate si afferma pienamente la sfera interiore come luogo di vera pertinenza della realizzazione umana, mentre i rapporti esteriori possono produrre rilevanti allontanamenti e fraintendimenti della verità morale.
Giorgio Colli, nella sua ricerca puramente mistico-teoretica del nucleo più profondo di ciò che noi chiamiamo realtà, ha proceduto, sulle orme di Nietzsche, ad una eliminazione di Socrate dalla sfera teoretica. Socrate, per un verso, sarebbe esponente di una dialettica depotenziata rispetto a Zenone e, per altro verso, sopravvaluterebbe la ragione e il discorso come modalità espressive del fondo della vita, dove invece è signore Dioniso, dio delle lacerazioni e della forza irrazionale della vita.
Nei primissimi anni ottanta, Valerio Meattini (Anamnesi e conoscenza in Platone e L’orizzonte etico e politico di Platone) ha posto in risalto il valore di Socrate come individualità che è pronta ad assoggettarsi al “discorso più forte”, facendone un modello d’interrelazione discorsiva. Ha posto anche l’accento sul fatto che il “dubitare socratico” non è frutto d’ignoranza (come ‘ironicamente’ vorrebbe lasciare intendere lo stesso Socrate), ma di un sapere che sovrasta i suoi interlocutori. Meattini ne ha fatto così una cifra del dubbio con verità perché è chi sa che ha motivi reali di dubbio e non chi non sa.
Sia Colli che Meattini, nonostante insistano sul piano razionale in cui Socrate si afferma e sembra primeggiare, non dimenticano, anzi mettono in risalto, l’aspetto erotico-sciamanico di Socrate, testimoniati nel Fedro e nel Simposio, dove Socrate appare nella veste di suscitatore di passione e di discorsi ispirati ad Eros. In questa versione, che pure è testimoniata da Platone Socrate non è più il grande dialettico, ma l’iniziatore ad un modo di vita di cui la razionalità è soltanto una componente. Socrate qui è un “guado” - come rileva Valerio Meattini - grazie al quale si passa dalla sfera delle leggi logico-dialettiche a quella delle spinte irrazionali che possono travolgere l’individualità o sospingerla verso una capacità di comprensione e di realizzazione più alta.
Nell’introduzione al Simposio, Colli mise a fuoco la dimensione sciamanica di Socrate, capace di sopportare un “gelo atroce”  (durante una campagna militare, in cui tra l’altro protesse la ritirata di Alcibiade, dissuadendo i nemici con la forza dello sguardo e con la fierezza del contegno) a piedi nudi, in silenziosa meditazione per lungo tempo; così come un’altra volta lo si vide sotto un sole rovente, a capo scoperto, completamente assorto nei suoi pensieri.
Possiamo riassumere così le posizioni sopra esposte. Nella sfera essoterica, Socrate è il perfetto dialettico, capace di persuasione e di dubbio produttivo.  Nella sfera esoterica, egli è una guida e un “guado”, conduce e permette di attraversare gli sconvolgimenti profondi e le lacerazioni nelle pieghe dell’anima, di superare esperienze-limite e di rafforzarvisi. 
È, per dirla in breve, un iniziato fortemente centrato in sé e capace d’indurre in chi lo avvicina esperienze che, come testimonia Platone nel Simposio, sono mediane tra l’umano e il divino.
 

Ma Monti ? Massone ? La risposta

Ma Monti ? Massone ? La risposta

Su “la7” una Lilli Gruber di bianco vestita domanda al Presidente del Consiglio: “Ultimissima domanda … le posso chiedere se è massone”. Il professore, non si scompone e con l’abituale pacatezza risponde: “Confesso, è sicuramente una lacuna, non so bene cosa sia la massoneria … so certamente di non essere massone … Non saprei neanche come valutare i massoni, come accorgermi se uno è massone. E’ una cosa per una persona abbastanza banale e concreta risulta un po’ evanescente”.

Risposta esplicita volta a sottolineare un totale disinteresse per l’argomento, forse un po’ troppo esplicita, giacché è difficile pensare che una persona colta e di così vasta esperienza come lui ignori, addirittura, cosa sia la massoneria. E’ certo però che nessuno potrà dimostrare il contrario, altrimenti il capo dell’attuale governo non avrebbe articolato una risposta così decisa: sa che in campo internazionale colui che mente spudoratamente è messo fuori dai giochi politici, economici e finanziari.

Il caso è, dunque, chiuso? Assolutamente no, gli epigoni del complotto pluto – giudaico – massonico di fascista memoria, continueranno a fantasticare sull’equazione credito / alta finanza = massoneria e ad attribuire esplicitamente alla Libera Muratoria ogni male attuale e futuro.

La Befana

Viene viene la Befana,
vien dai monti a notte fonda.
Come è stanca! la circonda
neve, gelo e tramontana.
Viene viene la Befana.

Ha le mani al petto in croce,
e la neve è il suo mantello
ed il gelo il suo pannello
ed è il vento la sua voce.
Ha le mani al petto in croce.

E s'accosta piano piano
alla villa, al casolare,
a guardare, ad ascoltare
or più presso or più lontano.
Piano piano, piano piano.

….. (G. Pascoli)
 
 
La befana, per l’immaginario collettivo toscano, è una vecchia gobbuta, dal viso rugoso e con un gran naso paonazzo. E’ insomma una “mulier deformis” che veste miseramente e giunge a cavalcioni di un ciuco, gravato da grosse gerle, dove si trovano i doni per i bambini. 
Entra nelle case attraverso il camino o aprendo le porte con il suo dito mignolo che, piegandosi ad uncino, diventa una sorta di grimaldello. Lascia i doni nelle calze che sono state appese alla cappa del focolare ma riserva ai fanciulli discoli solo cenere e carbone. Non solo ai più cattivi cerca di “forare loro il corpo: ad evitare il qual male, il rimedio è trovato il mangiar fave, lo che si usa tuttora da molte persone in quella sera”. 
Tale tradizione è testimoniata da una filastrocca popolare in uso fino al XX secolo ove si ripete la strofa: “Befana, befana non mi bucare, / Ch’ho mangiato pane e fave; / Ho un corpo duro duro, / Che mi suona come un tamburo”. Questo aspetto è particolarmente interessante giacché le fave, piatto tipico dell’Epifania, hanno un notevole valore simbolico. Esse sono, infatti, uno dei primi prodotti della terra, dopo l’inverno, e se da una parte accennano alla fertilità, dall’altra sono collegate al culto dei morti, ai quali erano destinate, come offerta votiva. Tale rapporto, avvalorerebbe l’ipotesi secondo la quale la figura della Befana avrebbe antichissime origini pagane ed in seguito si sarebbe cristianizzata, identificandosi con i re magi. Da qui deriverebbe anche il duplice valore di siffatto personaggio: da una parte benevolo e dispensatore di doni, dall’altra lamia ostile e pericolosa.  
Secondo una diffusa tradizione popolare, la Befana abita in un paese lontanissimo non meglio specificato, è figlia del Bau che a sua volta ebbe per padre l’Orco; sua zia materna è la Bilorsa, moglie di Magorte e madre della Capra ferrata e della Trentacanna. Anche la Befana ha un marito: si chiama Befano, è gobbo anch’esso e possiede una gran barba fluente. 
 
 

Auguri 2012

Amicus magis necessarius quam ignis et aqua
(Cicerone De amic.)

A tutti gli amici un augurio per un radioso 2012
Auguri 2012 - Luigi Pruneti