E’ da pochi giorni in distribuzione il DVD del film Socrate, girato da Roberto Rossellini nel 1970. Quest’opera del grande regista italiano è stata restaurata e masterizzata da Cinecittà Luce che fra i contenuti speciali ha inserito anche un’intervista al sottoscritto, da sempre ammiratore del grande filosofo greco e, soprattutto, di ciò che rappresenta.
DUE PAROLE SU SOCRATE
Se, da un lato, la figura di Socrate campeggia nel firmamento filosofico come un archetipo della stessa filosofia, dall’altro ha avuto anche contrastanti interpretazioni.
Guardando ad alcune delle più significative interpretazioni della figura del grande saggio ateniese nella dimensione tipicamente filosofica e non meramente storica, possiamo rilevare che per Piero Martinetti, sul finire degli anni trenta, ne faceva un genio della vita morale che aveva profondamente innovato rispetto al formalismo giuridico dei sofisti.
Con Socrate si afferma pienamente la sfera interiore come luogo di vera pertinenza della realizzazione umana, mentre i rapporti esteriori possono produrre rilevanti allontanamenti e fraintendimenti della verità morale.
Giorgio Colli, nella sua ricerca puramente mistico-teoretica del nucleo più profondo di ciò che noi chiamiamo realtà, ha proceduto, sulle orme di Nietzsche, ad una eliminazione di Socrate dalla sfera teoretica. Socrate, per un verso, sarebbe esponente di una dialettica depotenziata rispetto a Zenone e, per altro verso, sopravvaluterebbe la ragione e il discorso come modalità espressive del fondo della vita, dove invece è signore Dioniso, dio delle lacerazioni e della forza irrazionale della vita.
Nei primissimi anni ottanta, Valerio Meattini (Anamnesi e conoscenza in Platone e L’orizzonte etico e politico di Platone) ha posto in risalto il valore di Socrate come individualità che è pronta ad assoggettarsi al “discorso più forte”, facendone un modello d’interrelazione discorsiva. Ha posto anche l’accento sul fatto che il “dubitare socratico” non è frutto d’ignoranza (come ‘ironicamente’ vorrebbe lasciare intendere lo stesso Socrate), ma di un sapere che sovrasta i suoi interlocutori. Meattini ne ha fatto così una cifra del dubbio con verità perché è chi sa che ha motivi reali di dubbio e non chi non sa.
Sia Colli che Meattini, nonostante insistano sul piano razionale in cui Socrate si afferma e sembra primeggiare, non dimenticano, anzi mettono in risalto, l’aspetto erotico-sciamanico di Socrate, testimoniati nel Fedro e nel Simposio, dove Socrate appare nella veste di suscitatore di passione e di discorsi ispirati ad Eros. In questa versione, che pure è testimoniata da Platone Socrate non è più il grande dialettico, ma l’iniziatore ad un modo di vita di cui la razionalità è soltanto una componente. Socrate qui è un “guado” - come rileva Valerio Meattini - grazie al quale si passa dalla sfera delle leggi logico-dialettiche a quella delle spinte irrazionali che possono travolgere l’individualità o sospingerla verso una capacità di comprensione e di realizzazione più alta.
Nell’introduzione al Simposio, Colli mise a fuoco la dimensione sciamanica di Socrate, capace di sopportare un “gelo atroce” (durante una campagna militare, in cui tra l’altro protesse la ritirata di Alcibiade, dissuadendo i nemici con la forza dello sguardo e con la fierezza del contegno) a piedi nudi, in silenziosa meditazione per lungo tempo; così come un’altra volta lo si vide sotto un sole rovente, a capo scoperto, completamente assorto nei suoi pensieri.
Possiamo riassumere così le posizioni sopra esposte. Nella sfera essoterica, Socrate è il perfetto dialettico, capace di persuasione e di dubbio produttivo. Nella sfera esoterica, egli è una guida e un “guado”, conduce e permette di attraversare gli sconvolgimenti profondi e le lacerazioni nelle pieghe dell’anima, di superare esperienze-limite e di rafforzarvisi.
È, per dirla in breve, un iniziato fortemente centrato in sé e capace d’indurre in chi lo avvicina esperienze che, come testimonia Platone nel Simposio, sono mediane tra l’umano e il divino.