“Da lungo tempo ci era toccato di sentire da parte di non pochi e non ultimi dei nostri Fr∴ un lagno giustificato. Si avvertiva in fatto, presso che da tutti, la mancanza di un foglio, il quale per essere mondo da ogni etichetta ufficiale od ufficiosa, potesse senza pregiudizi, né preconcetti, rendersi l’eco fedele, disinteressata, indipendente, della Mass∴ Italiana ...
E tanto più quest’opera positiva, tanto più questa libera eco degli avvenimenti mass∴ ci sembra necessaria oggi, che la nostra Fam∴ attraversa in Italia una crisi dolorosa, gravida di eventi e di conseguenze, le cui origini mediate ed immediate, la cui portata, le cui fasi, le cui finalità, la cui risoluzione è necessario che i FF∴ conoscono attraverso fonti non partigiane, attraverso documenti che niun criterio preconcetto e niuna presunzione di buona fede hanno il diritto di occultare o di distruggere. L’ora è suonata, o FF∴ d’Italia che tutta la verità sia detta e rifulga! ...
Sacerdoti della Verità e della Giustizia, sotto gli auspici del trinomio Mass∴, sventoleremo il labaro della Mass∴, perchè attorno ad esso si stringano sempre più compatte le fr∴ falangi”.
Con questo articolo di presentazione a firma della redazione usciva nel Luglio del 1908
il numero 1 (saggio) del “Bollettino Massonico”. Si trattava di un mensile dalla veste un po’ spartana ma d’aspetto dignitoso, impreziosito da qualche decoro di gusto floreale.
Artefice del nuovo periodico era il Fratello siciliano Umberto Giordano Amari, Maestro Venerabile della R.L. “Palermo”, all’Oriente del Capoluogo insulare. Amari con tutta la sua Officina era rimasto fedele a Saverio Fera e al Supremo Consiglio del Rito Scozzese, anche se nel primo numero il “Bollettino” si dichiarava indipendente. Unico suo fine, affermava, era quello di “servire la verità” e, pertanto, non si schierava preconcettualmente con alcun gruppo. In realtà quale fosse la sua scelta di campo era chiaro. Nelle altre quattordici pagine, infatti, veniva fatta una disamina degli avvenimenti di quell’anno, da cui risultava che la legittimità massonica spettava a Fera, mentre Ballori era considerato l’autore di un vero e proprio “colpo di stato”.
Nei numeri successi, pur non rinunciando alla divisa di rivista totalmente libera, il “Bollettino” diventò la voce della futura Obbedienza di Piazza del Gesù. Pertanto due interi numeri vennero dedicati alla legittimazione delle scelte e degli atti del Fera. Sfoggiando una notevole conoscenza delle carte fondamentali dello Scozzesimo, Amari dimostrava, alla luce delle Grandi Costituzioni
e dei deliberati del Congresso di Bruxelles
del 1907, come la ragione era di chi aveva lottato per la libertà di pensiero, contro intromissioni politiche di ogni sorta.
Nell’autunno il Fratello palermitano si spinse oltre: i “giustinianei” erano considerati degli “irregolari”
dediti solo a manovre di bassa lega e per questo lo sfacelo e lo sconforto erano diventati loro compagni di strada.
Via via che i numeri passavano il giornale acquistava una struttura sempre più organica ed accanto ai servizi di “attualità massonica”, se ne leggevano altri dedicati alla vita degli Orienti, all’Istruzione massonica
e alla polemica anticlericale. Amari si scagliava, soprattutto, contro i Gesuiti, considerati i peggiori nemici e, con un linguaggio dai toni bellicosi, s’invocava una sorta di mobilitazione generale:
“E’ necessario insistere sul grido di guerra, perchè non avvenga ancora una volta che, passato l’impeto d’indignazione che tutte le classi e tutti i ceti del popolo nostro di quando in quando pervade all’annunzio di questo o di quel maleficio della festa nefasta nulla più resti della magniloquente retorica con cui si suol tuonare sulle piazze e nei ritrovi pubblici e privati in simili occasioni, e si continui a dormire placidamente, mentre il pericolo incalza e nuove infamie si maturano.
Cacciamo i gesuiti! non ci stancheremo di ripetere, finché la setta non sia cacciata per ogni villa e non sian sicure da ogni assalto la civiltà e la libertà della patria nostra. E come Catone soleva terminare le sue orazioni con la frase che passò alla storia: at ego censeo delendam esse Chartaginem , così noi lo ripeteremo ai FF∴ nostri come per suprema necessità di difesa, finché la lotta non sia ingaggiata e vinta”.
Il giornale, insomma, aveva già superato la difficile fase di gestazione e si presentava, ormai, come un organo di stampa ben strutturato, con rubriche fisse, redazionali e tematiche che abbracciavano un po’ tutti i settori latomistici.
L’importanza del “Bollettino” fu compresa dal Supremo Consiglio che, fin dal Settembre del 1908, incoraggiò l’iniziativa ed invitava tutti i Fratelli a sostenerla in ogni modo:
“Un voto di plauso e d’incoraggiamento fu votato pel “Bollettino massonico” che si stampa pure a Palermo, pel suo iniziatore e direttore - e per tutti i collaboratori di esso. Facendo propria la raccomandazione del Sovr∴ Gran Commendatore, il S∴C∴ ha formulato l’augurio che tutti i Corpi massonici e i FF∴ della Giurisdizione offrano valido aiuto e incoraggiamento all’animosa e disinteressata opera di quei FF∴ benemerito”.
I meriti che Umberto Giordano Amari aveva guadagnato fondando e dirigendo il “Bollettino”, erano davvero notevoli, per questo, il 21 Marzo del 1910, con le elezioni dei dignitari e degli ufficiali della Serenissima Gran Loggia, fu nominato Gran Segretario aggiunto. Per il Fratello Siciliano la nomina rappresentò il giusto riconoscimento per aver creato dal nulla una rivista che per anni fu l’unica voce del Supremo Consiglio d’Italia e della sua Gran Loggia. Il Bollettino fu, infatti, il primo esponente della stampa periodica dell’Obbedienza di Piazza del Gesù che attraverso la “Rassegna Massonica”, “Era Nuova” e altri periodici dalla vita più o meno lunga, doveva arrivare fino ad “Officinae” che proprio quest’anno celebra il suo settimo anno di vita.